کتاب ننگ بشری

اثر فیلیپ راث از انتشارات نیماژ - مترجم: زهرا طراوتی-پرافتخارترین کتاب ها

ننگ بشری، قصه‌ی عشق سرِ پیری پروفسور هفتادویک‌ساله‌ی عصاقورت‌داده و جدی‌ای به‌نام «کولمن سیلک» به «فونیا فارلی» سی‌وچهارساله‌ی مستخدم و نظافت‌چی دانشگاه است. آن هم در بدترین زمان ممکن؛ یعنی درست وسط بحبوحه‌ی اخلاقی رابطه‌ی «بیل کلینتون»، رئیس‌جمهور آمریکا و «مونیکا»، کارمند جوان کاخ سفید؛
در همین حین و بین، پروفسور سیلک بر اثر یک سوء‌تفاهم، به‌خاطر «شبح» خطاب کردن دو نفر از دانشجوهاش، لقبی که تا پنجاه سال پیش، به‌عنوان کلمه‌ای توهین‌آمیز به سیاه‌پوستان استفاده می‌شد، به اتهام تبعیض نژادی از دانشگاه اخراج می‌شود. این در حالی است که خود سیلک، ریشه‌ی آمریکایی آفریقایی دارد و به دلایلی همه‌ی عمر این حقیقت را از تمام دوستان، همکاران و خانواده‌اش پنهان نگه داشته است؛
داستان ننگ بشری در حقیقت ماجرای انسان‌های مختلفی است که گرفتار شرایط روانی و سیاسی خاص زمان خود هستند. قربانیانی که ناخواسته، سرنوشت‌شان با بازی‌های سیاسی و روانی و نظامی اجتماع گره خورده است؛


خرید کتاب ننگ بشری
جستجوی کتاب ننگ بشری در گودریدز

معرفی کتاب ننگ بشری از نگاه کاربران
Has being human in modern human society become a stigma? Judging by the novel The Human Stain humanism in the contemporary society is considered to be some kind of social defect.
“He was not a firebrand or an agitator in any way. Nor was he a madman. Nor was he a radical or a revolutionary, not even intellectually or philosophically speaking, unless it is revolutionary to believe that disregarding prescriptive societys most restrictive demarcations and asserting independently a free personal choice that is well within the law was something other than a basic human right—unless it is revolutionary, when youve come of age, to refuse to accept automatically the contract drawn up for your signature at birth.”
So he was branded for being just human…
What one thinks doesn’t matter… What matters is the way how one can pretend that one thinks exactly the way the others all around do think… Conformity and hypocrisy has become a social norm.
And in such society it is dangerous to be different.

مشاهده لینک اصلی
The only Roth Id ever read was Portnoy, back when it came out (practically), and the Plot Against America - which didnt impress me at all. So I came to this book, which I listened to on audible, with a prejudice against Roth. I didnt like him, thought he was a fake, he didnt @look@ like much of a writer to me, etc. etc. I probably wouldnt have gotten very far if I had been reading -- listening being a very different experience. (I do so much driving, that I listen to these things in drive-time, basically). So I was surprised at how much I liked this book, and also at how good it was. Once again, yet another of my long-term biases have fallen apart....

مشاهده لینک اصلی
Bulimico Roth.
Mi pare quasi innegabile che qui dentro ci sia quanto di meglio il buon Philip abbia scritto (almeno riferendomi ai 5 o 6 letti finora).
Ci sono una miriade di singoli momenti così diretti e illuminanti da lasciarti col fiato corto. Soprattutto nella seconda parte.
Potevano essere cinque stelle ma talvolta la prende così alla larga da diventare quasi insopportabile.
Però gigantesco. [78/100]

مشاهده لینک اصلی
Scrivevo di là il 1 Aprile un lunedì del 2013

C’era una volta in un grande reame un ragazzino di nome Coleman Brutus, dalla pelle bianca e dagli occhi verdi. Era un paese dove la gente si divideva, secondo il colore della pelle: i bianchi da un lato e i neri dall’altro. I bianchi comandavano e i neri servivano.

Coleman Brutus era un nero con la pelle bianca. La sua gente lo guardava con compassione perché il suo candore era il segno della violenza subita da una sua trisavola dal “badrone” bianco. Era doppiamente sfortunato per loro, ma lui non la pensava così. Lontano dal suo quartiere, scambiato per bianco, otteneva cose che il fratello nero poteva solo sognarsele. Perché allora rifiutare ciò che a lui, sebbene a lui solo, facilitava l’esistenza? Approfittò dello sbarco in Normandia dove: si arruolò come bianco.
Congedato, lasciò la casa e il paese natio e iniziò una vita da uomo bianco nella capitale del reame. Si innamorò di una bella ragazza e la presentò alla sua mamma. Non l’avesse mai fatto: la ragazza scappò a gambe levate quando vide la suocera negra.
Brutus non si disperò, non la odiò: l’errore era stato suo. Non sarebbe mai stato una pantera nera. Lui sarebbe stato un bianco ed ebreo per giunta, per godere anche dei privilegi che godeva quella razza nel loro reame, grazie ai sensi di colpa nei loro confronti .
Trovato un buon posto d’insegnante, decise di sposare una ragazza dai grandi capelli, ricci e neri. Andò di nuovo da mammà ma solo per dirle che lui da quel momento in poi sarebbe stato morto per lei, e lei per lui. Avrebbe avuto una altra madre e un’altra famiglia bianca e ebrea di cui parlare alla moglie e ai figli, se ne avesse avuti. E di figli ne vennero quattro, tutti fortunatamente bianchi. Era come se Brutus fosse andato incontro al suo destino e non il destino contro Brutus. La sua carriera andò a gonfie vele e per più di quarant’anni fu un rispettato uomo bianco.
Ma un brutto giorno disse di due alunne nere che erano spook, fantasmi. Apriti cielo! Il povero Brutus, il nero bianco, venne accusato di essere razzista, di aver voluto dire non fantasmi ma negre! La legge del contrappasso del buon vecchio Dante.
A nulla valse la sua accorata difesa. Avrebbe potuto dire di non poter essere razzista perché egli stesso nero. Ma lui aveva dimenticato di non essere bianco. La sua vita ormai era la sua bugia.
Si dimise accusando i suoi persecutori di essere anche gli assassini della moglie, da cui viveva separato in casa, colpita da ictus in quel frangente.
Per sfidare il razzismo alla rovescia (che si era instaurato nel frattempo nel reame accompagnato dalla immarcescibile sessuofobia: il re Billy venne accusato di fellatio), allacciò una relazione con una ragazza di quaranta anni più giovane, sbandata, forse ex prostituta, che lavava i cessi nella scuola e mungeva le mucche in una comune. La ragazza aveva anche per ex marito, un reduce da vent’anni dal Vietnam: molto disturbato, molto violento e gelosissimo. Il nostro eroe ne conosceva l’intenzione di mettere in atto un doppio omicidio -suicidio.
Quando Brutus venne trovato assieme alla bellissima ragazza dentro l’automobile in fondo allo stagno, girò la voce - tutti sessuofobi come nel paese di De Andrè - che il vecchio ne aveva perso il controllo in una curva mentre l’amante gli praticava una fellatio ( la fantasia di una nazione!).
La cosa, manco a dirlo, fu creduta da tutti e il povero, infelice, matto reduce, l’artefice dell’incidente, dovette rinunciare al suo Delitto e Castigo comminandosi,in una landa deserta, la sua personale Siberia .
Brutus morì senza che il suo segreto venisse svelato: come un bianco sporcaccione qualsiasi.

Solo uno scrittore affetto da incontinenza urinaria e amico del vecchio Brutus non credette allo sconcio incidente. Decise perciò di scrivere la vera storia di Colemann Brutus. Ma come tutto ciò che viene raccontato nei libri fu destinato a non essere creduto e la vera vita di Brutus, la sua opera d’arte, poté sopravvivere almeno a quel fiume di parole, senza essere snaturata dalla superflua verità della finzione .


مشاهده لینک اصلی
@Nel tentativo, senzaltro ammirevole, di crearsi, aveva limpressione di essersi rovesciata.@

Possiamo dire, non senza un briciolo di presunzione, che il male della società contemporanea sia ladattamento. Ciò che un essere umano, per costrizione o per sua semplice volontà, ricerca ogni istante della sua vita. Si adatta per sopravviere. Smette di rimpiangere la società passata o smette di idealizzarne una tutta sua dove, al posto delle maldicenze, ci siano rose e fiori. @La macchia umana@, ciò che lasciamo dopo il nostro passaggio su questo mondo, è linsieme dei comportamenti umani. La spinta verso il progresso individuale ed egoista è insita in ognuno di noi. È la parte maggiore di noi. Paradossale sarebbe cadere, dopo una scalata durata tutta la vita, per lo stesso motivo - o quasi - per cui si è iniziati a salire. Ma è il caso di Coleman Silk. Che è paradossale e autentico nello stessa maniera.

Bisognerebbe analizzare il motivo per cui le convenzioni sociali ci ingabbiano. Il motivo per cui la morale imperante di una società ci condanni al minimo sgarro. Perché, semplicemente perché, non si aspetta altro che il passo falso di un nemico per distruggerlo pubblicamente. Da dove nasce questetica falsa e viscida tipica della società occidentale?

@Quelluomo è pazzo? Rabbioso, isolato, inasprito, sì: ma pazzo? La gente di Athena sa benissimo che non è così; eppure, come per lincidente degli «spettri», si comporta come se non lo sapesse. La semplice accusa è già una prova. Ascoltarla significa crederci. Non occorrono moventi per lautore, né una logica o una consequenzialità. Basta letichetta. Letichetta è il movente. Letichetta è la prova. Letichetta è la logica. Perché Coleman Silk ha fatto questo? Perché è una x, perché è una y, perché è tutte due le cose. Prima un razzista e ora un misogino. È troppo tardi in questo secolo per dargli del comunista, anche se una volta si faceva così. Un atto di misoginia commesso da un uomo che si era già mostrato capace di un commento malignamente razzista a spese di una vulnerabile studentessa. Questo spiega tutto. Questo, e la pazzia.@

Il @Diavolo della Piccola Città@, come lo chiama Roth stesso, è il pettegolezzo eterno su ciò che non si conosce. È fare la morale a Clinton per gli undici pompini di Monica Lewinsky. È parlare di questo. Semplicemente parlarne. Ingigantirlo. Renderlo assioma della società. Spogliarlo di qualsiasi altro significato. Condannarlo. Depurarlo. Odiarlo. Ripeterlo. E ripeterlo. Fino allannientamento pubblico di un essere umano.

Se la vita di Coleman Silk si basa su ununica, enorme menzogna, la sua fine, la sua caduta, si basa su una cosa incredibilmente simile, se non identica. La macchia umana è ciò che si porta dietro, ciò che riemerge - in lui - nel momento in cui viene calunniato per una parola detta (corretta e sbagliata allo stesso tempo) in un momento come unaltro. La parola è @spooks@, nel suo primo significato @spettri@ e, in uno dei suoi secondi significati, @negri/negracci@. Caso vuole che Coleman, professore universitario di lettere classiche - una volta preside rivoluzionario, così tanto rivoluzionario dallassumere, per primo, un docente nero - indirizzi questa parola nei confronti di due studenti assenteisti, studenti che Coleman non aveva mai visto e, sempre per caso, studenti neri.

E cè un motivo se, per laccusa che segue a quella fatidica parola, Coleman non trova il modo di difendersi. Perché è la parola che fa tornare a galla in lui la menzogna primordiale. Le fondamenta della sua vita. Un uomo dalla pelle bianca come un giglio. Eppure, un afroamericano. Coleman, da ragazzo, cede - psicologicamente - alla prima parola razzista detta nei suoi confronti. Non vuole intaprendere un percorso di vita dove venga appellato come negro ogni giorno, come suo padre che lavora in un vagone ristorante. Non vuole e non lo accetta. E il primo passo per disfarsi del razzismo è mentire. Mentire sulla razza. Così, quando nelle prime pagine leggiamo che Coleman Silk è ebreo, dopo una cinquantina di pagine, dove Roth ci racconta della sua gioventù, crediamo che il Coleman Silk negro descritto dallautore sia un errore di stampa. Un grosso, madornale errore. No, è solo Roth che ci prende per il culo.

@A Howard aveva scoperto di non essere, per Washington, D.C., solo un «negraccio»; come se quella sorpresa non fosse abbastanza grande, a Howard scoprì di essere anche un negro. Un negro di Howard, se era per questo. Dalla sera alla mattina lio nudo e crudo era venuto a far parte di un «noi» che aveva tutta larrogante solidità del «noi», anche se lui non voleva averci nulla a che fare, né con quel «noi» né con qualunque altro tirannico «noi» gli fosse capitato dincontrare. Come, finalmente te ne vai di casa, la Ur del «noi», e trovi un altro «noi»? Un altro posto che è proprio come quello, che è il suo surrogato? Mentre diventava grande a East Orange, Coleman era un negro, si capisce, uno dei cinquemila componenti, cinquemila o giù di lì, della loro piccola comunità, ma mentre tirava di boxe, correva, studiava, si concentrava e riusciva in tutto quello che faceva, mentre gironzolava tutto solo da un capo allaltro delle Orange e, con o senza Doc Chizner, attraversava il confine di Newark, era, senza pensarci, anche tutto il resto. Era Coleman, il più grande dei grandi pionieri dellio. Poi partì per Washington e, nel primo mese, fu prima un negraccio e nientaltro, poi un negro e nientaltro. No. No. Vide il destino che lo aspettava e non gli piacque. Ci arrivò intuitivamente e spontaneamente si ritrasse. Non puoi lasciare che il grande «loro» timponga la sua intolleranza e non puoi nemmeno permettere che il piccolo «loro» diventi un «noi» e ti imponga la sua etica. No alla tirannia del «noi» e alla prima persona plurale con cui essa si esprime e a tutto ciò che il «noi» ti vuole ficcare nella testa. Non era per Coleman la tirannia del «noi» che muore dalla voglia di assimilarti, lo storico e inevitabile noi morale coercitivo e assorbente col suo insidioso E pluribus unum. Né il «loro» di Woolworth, né il «noi» di Howard. Lio nudo e crudo, invece, con tutta la sua agilità. Andare alla scoperta di se stessi: ecco il vero pugno alla labonza. La singolarità. La lotta appassionata per la singolarità. Il singolo essere umano. La mobile relazione con ogni cosa. Non statica, ma mobile. Autocoscienza, ma dissimulata. Cosa cè di altrettanto potente?@

Ora, dopo questo passo chilometrico, mi piacerebbe dire qualche parola sulla classicità che permea ogni pagina del romanzo. Roth era chiaramente un amante della tragedia greca. Alcune parole, alcune espressioni o frasi criptiche, ne dimostrano la grande devozione. Se si intuisce questo, non è difficile - come è capitato a me - intuire come finirà la vicenda. Ogni cosa ha il potere dellantichità. Il disprezzo umano per ciò che si condanna a priori. Lamore tra Coleman e Faunia. Lamore di Coleman ragazzo per una giovane scandinava, Steena, che lui chiama Voluptas. Ogni cosa ricorda la tragedia classica. Ogni cosa conduce allinevitabile fine. È come qualcosa di già scritto. Ma ne dobbiamo capire le sfacettature. Dobbiamo intuirne i messaggi nascosti. È necessario denudare la macchia di questuomo per capirlo.

@Immagino che ogni profondo cambiamento nella vita richieda che si dica « Non ti conosco » a qualcuno.@

La scelta di Coleman è una scelta che lo porterà a decisioni crudeli verso coloro che lo amano. Una scelta che forse ci fa gioire per la sua crocifissione a causa di @spooks@. E la condanna che gli si muove per la sua relazione con una donna che ha meno della metà dei suoi anni. Ma non possiamo odiare Coleman. Perché Coleman è vittima in primis di se stesso, e, in secondo luogo, di quelle convenzioni sociali che ogni giorno custodiamo e rinnoviamo, come fossero vecchie amiche, instancabilmente, senza sosta, finché un bel giorno non ci ritroviamo vittima delle stesse. È un ciclo umano e insaziabile che ci può portare allodio verso gli altri così come a unautocritica. È essere ciò che siamo. Niente di più e niente di meno.

@Aveva solo lumanissimo desiderio di salvarsi.@

مشاهده لینک اصلی
کتاب های مرتبط با - کتاب ننگ بشری


 کتاب قتلگاه
 کتاب ماجرای عجیب سگی در شب
 کتاب بیمار انگلیسی
 کتاب ارباب حلقه ها
 کتاب هنرمندی از جهان شناور
 کتاب دختری با گوشواره مروارید